Pagina:Specchio di vera penitenza.djvu/66

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
38 distinzione terza. - cap. i.

che non riputò di doversi vergognare di cosa veruna di fuori. Onde dice Salamone: Est confusio adducens gloriam, et est confusio adducens ignominiam. Santo Agostino lo spone, e dice: Egli è una vergogna che l’anima, isguarpando i suoi peccati, ha correzione;1 e questa vergogna cagione è all’anima di gloria. É un’altra vergogna per la quale l’uomo si ritrae di ben fare per lo dire degli uomini; e questa adduce confusione e vituperio. La prima confusione voglio avere io, acciò che per quella sia liberato dall’eternale confusione. E non dobbiamo volere piacere a’ rei uomini né da loro essere lodati, né curarci delle irrisioni e delle beffe che facciano di noi; imperò che dice Seneca, che spiacere a’ rei e da loro essere biasimati è una grande loda. E san Gregorio dice che lo spregio degli uomini perversi ch’ e’ fanno della vita nostra, è approvarla. E allora possiam credere di piacere a Dio quando dispiacciamo a coloro che dispiacciono a lui. Anzi dice Seneca: Non è l’uomo felice, cioè beato e bene avventurato, se la turba non lo spregia. Non dee il buono uomo cercare di piacere a molti, ma a pochi buoni: chè ’l piacere o ’l volere piacere non è sanza vizio. Onde l’Apostolo: Si adhuc hominibus placerem, Christi servus non essem. E il Salmista: Deus dissipavit ossa eorum qui hominibus placent: confusi sunt, quoniam Deus sprevit eos. Se io piacessi agli uomini, non sarei servo di Cristo, dice l’Apostolo. E ’l Salmista: Iddio ha dissipate l’ossa di coloro che piacciono agli uomini. Dove dice la Chiosa: cioè coloro che desiderano di piacere sono confusi, però che Iddio gli ha spregiati. Non si doverrebbe,2 adunque, per lo piacere o per lo spiacere delle

  1. Abbiamo qui preferita la lezione della stampa antica del 95, che ci pare da interpretarsi: è una vergogna tale, per cui l'anima, guardando i suoi peccati, ne riceve correzione. Il Manoscritto, concordando nel resto colle edizioni più recenti, muta correzione in contrizione.
  2. Così il nostro Codice, con le edizioni del Salviati e del se-