Pagina:Statistica morale.djvu/42

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dizione con sè medesimo, laddove, esponendo l’assunto e l’intento proprio delle sue indagini, pretende poter giungere a risultati di un valore assoluto ed universale, e non soltanto applicabili alle presenti condizioni d’Inghilterra e Francia (i due paesi da lui specialmente studiati), non essendovi, com’egli dice, scienza vera di ciò che passa; e non ostante che in altro luogo egli pronunzj che i risultati tengono solo in quanto non si muti la composizione dell’urna sociale, ossia il sistema delle cause operanti a un momento dato in società. — Certo dappertutto dove agisce l’uomo vi è e dev’essere alcunchè di assoluto e costante, che sta sotto al contingente e variabile e lo governa; alcunchè di fisso, quanto la natura umana essa medesima. E non v’ha dubbio che la scienza sarebbe mutilata, e a mala pena potrebbe pretendere questo nome, ove non desse opera incessante a penetrare fino a quell’ultimo sottostrato, su cui tutto riposa e sostentasi. Di già Quetelet ha fatto da lungo tempo intravvedere come in tale ordine di ricerche, dalla semplice statistica di ciò che esiste a un momento dato, si passi a quella più larga e generale disciplina che egli vorrebbe denominata la fisica sociale; dalla legge puramente empirica, ordine di fatto e nulla più, alla legge vera e naturale, espressione degl’immutabili rapporti generali delle cose; e qualche luminoso saggio ha fornito egli stesso del come si possa, se non altro, accostarvisi anche nel campo de’ fatti morali. Io non so, p. es., se nelle indagini di questa fatta esista nulla di più interessante e di più impressivo di quella pagina classica, e spesso ricopiata dappoi, nella quale il Quetelet riassume l’andamento della criminalità relativa secondo le età, e il progressivo risvegliarsi della propensione criminosa, secondo la varia specie del reato; pagina dettata or sono trent’anni e che sembra


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