Pagina:Steno - La Veste d'Amianto.djvu/123

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uno si secca a stare colla gente ha diritto d’andarsene a rifugiarsi dove vuole e ha anche il diritto di non venir disturbato nella sua solitudine.

— Allora, perchè siete venuto voi?

— O Dio, perchè in fondo, modestia a parte, io credo di essere fra tutti quello che disturberà meno il nostro amico; so tacere, so ascoltare, so guardare, so interessarmi anche alle cose delle quali non m’importa un cavolo e che invece stanno tanto a cuore a lui.... Poi, potrebbe esserci un’altra ragione: potrei essere qui perchè ci siete voi....

— Non dite sciocchezze. So benissimo che a voi non importa affatto di me. Mi piacete per questo.

— Grazie, divina Pallade Atena!

— Per carità! finitela con codesto stupido soprannome.

— Non ne vedo nessuno che vi si attagli così bene.

— Ma non potreste chiamarmi una volta col mio nome?

— È quasi la stessa cosa ed è più espressivo. Voi vi chiamate Minerva Fabbri: Minerva sta bene: è il nome ideale per il vostro viso di marmo, per la vostra spregiudicatezza saggia, per il vostro incedere olimpico. Ma Fabbri, no.

Fabbri, scusate, è troppo borghese per la vostra figura e per la vostra vita. E allora io l’ho soppresso e vi ho battezzata Pallade Atena. C’è tutto qua dentro: metà del vostro stato civile e tutto intero il vostro bizzarro cervello.

— Siete un bel tipo, sapete! In grazia vostra, ormai, mi chiamano tutti così.

— Benissimo. E quello che volevo. Eppoi, vi occorreva pure un pseudonimo per diventare aviatrice, e questo è magnifico: Pallade Atena! sentite come suona bene!

— Chi è che suona? — domandò Ughetta avvicinandosi.

Serio serio Paolo Adelio disse accennando la Fabbri:

— La signorina.