Pagina:Steno - La Veste d'Amianto.djvu/271

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Lo sguardo di Minerva Fabbri s’incrociò con quello del giovane con un’espressione rapida e tagliente di ostilità. Come disdegnasse di rispondergli, ella diede un mezzo giro al volante e mosse la macchina.

Cento voci si alzarono ancora a salutare, a ricordare, ad augurare, e la automobile fuggì rapida accompagnata dagli improvvisati commenti degli ammiratori e degli amici dell’aviatore.

— Siete inquieta con Adelio? — fu la prima domanda che Noris rivolse alla fanciulla non appena l’automobile ebbe attraversati la città e sorpassata la punta della Lanterna.

Minerva rispose senza volgersi, perchè tutta la sua attenzione non era superflua per guidare la macchina in quel punto della strada ingombra in modo insolito di carri e di viandanti:

— Io no: perchè?

— L’ho trovato mutato a vostro riguardo.

— E cioè?

— Non so: aggressivo, amaro, ostile.

— Non me ne sono accorta.

— Davvero?

— Perchè dovrei mentirvi?

— Sì, non ci sarebbe ragione. Bisogna dire — soggiunse il giovane dopo un istante di riflessione — che lui pure si sia innamorato seriamente di voi.

Minerva trasalì.

— Perchè, lui pure? Credete dunque ch’io abbia fatto tante vittime?

— Involontariamente, sì.

— Che ne sapete voi?

— O Dio, sono cose che tutti sanno. Voi dimenticate che fin da prima di partire io ho dovuto subire per mesi e mesi gli sfoghi di Cino Coralli, per esempio. E ne ho subìto degli altri dacchè son tornato.

— Davvero? siete qui da quattro giorni e hanno già trovato il modo di annoiarvi con dei pettegolezzi?

— Non pettegolezzi, cara amica: ho detto sfoghi. E non siate così aspra. Sono convintis-