Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. I.djvu/100

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40 CAPO III.

ciascuna città in particolare, serbavano nei propri archivi documenti, memorie, e libri municipali. Non è questo il luogo di favellare dei libri sacri scritti in tela di lino, sorta di volumi antichissimi molti de’ quali vide Frontone custoditi in Anagni1. Né qui diremo, tampoco delle canzoni o poesie nazionali più divolgate, e singolarmente de’ bellici carmi2, che commendando l’opre dei valorosi dovean essere a un modo buoni documenti istorici. Tali erano altresì le iscrizioni tutte monumentali, che in bronzo e in pietra conservavano per ciascuna città la memoria dei trattati o di qualunque altro evento degno di storia. Così da tutti insieme questi originali documenti delle nostre italiche antichità sorgeva la pura fonte, donde i primi prosatori latini (che pur scrivevano quando la vecchia lingua era intelligibile e vivente) avrebbero dovuto attingere i più abbondanti, e più sicuri materiali di storia, se di quella avesser mai conosciuto l’importanza, l’uso e la dignità. Ma poiché fin d’allora la nascente letteratura romana, senza forze da reggersi di per se, andava dietro studiosamente alle sole norme ed agli esempi dei Greci, ci bisogna prima vedere in qual modo eglino ragionavano delle cose italiche, e mostrar di poi come le scritture greche potentemente influirono nello spirito e nelle scritture dei loro alunni del Lazio.


  1. Op. p.100
  2. Dionisio fa particolare menzione de’ canti marziali dei Volsci. VIII 86. Così Virgilio de’ prischi Latini (VII. 698) e Silio de’ Sabini. VIII. 422. seqq.