Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. I.djvu/163

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CAPO VII. 103

Manca la storia etrusca dettata grecamente in venti libri dall’imperatore Claudio1, che, ancor priva di eloquenza, non poteva non contenere importantissimi documenti, cavati soprattutto dai pubblici archivj o dai volumi sacerdotali, aperti a ogni ricerca del principe dilettante. E ne sien verissima testimonianza le narrazioni medesime di libri etruschi toccate da Claudio nella sua orazione al senato, cognita, per le tavole di Lione2. Non curiamo di Sostrato, scrittore poco valente de’ fatti dei Tirreni3: ma irreparabil perdita sono que’ libri testè mentovati di Dionisio, in cui narrava partitamente quali città abitarono, gli Etruschi qual fosse il modo del loro vivere e del governo; quali le belle azioni e la potenza. Così per taluni frammenti di Dione Cassio4 si conosce, che desso pure trattava, con grave giudizio e con moderazione delle cose pubbliche degli Etruschi, che nè Aristotile e un Teofrasto, per tacer d’altri, stimarono, degne delle meditazioni dei savi. Ma dappoichè perirono senza rimedio questi importanti sussidj per una storia intera e continovata degli Etruschi, narreremo almeno quei fatti principali, che nè forza di tempo,

  1. Τυῤῥηνικῶν: Svet. Claud. 42. Della erudizione di Claudio, alunno di Tito Livio, danno plausibil giudizio Svetonio loc. cit. c. 41.42.; Dione Cassio, In Excerpt. Vat. pag. 554, e Giovanni D’Antiochia, excerpt. ap. Vales. p. 805.
  2. Gruter. p. dii.
  3. Plutarch. Parallel. 56.
  4. Excerpt. a. in coll. Vat. t. ii., pag. 136.