Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. I.djvu/226

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
166 CAPO VIII.

terra ferma tra l’uno e l’altro mare. Gli scrittori romani ugualmente conobbero questa grande estensione degli Ausoni dall’alto Appennino infino al mare siciliano1. E tutto in somma quel che si narrava di loro ne dimostra con certezza, che questa razza antichissima e nostrale fu anche il ceppo, di che nacquero i popoli più veramente istorici, che ora vedremo in tumulto, e in movimenti vari di fortune.

Per ristringere le notizie meno incerte intorno a questi remoti secoli, e dare alla narrazione quella maggiore unità che comporta il nostro divisato argomento, denoteremo quindi innanzi, senz’altra distinzione di titolo, li più antichi abitatori della meridionale Italia col solo generico nome di Osci, già usato volgarmente anche dagli scrittori latini. In questo lato dove il grande Appennino, spartito in alte giogaie e valli infinite, si distende per lunghissimo tratto fino al capo di Spartivento, giace la parte più montuosa, aspra, e selvaggia della penisola, la qual per natura fu anche l’originaria e primitiva abitazione degli Osci. Perocchè, se consideriamo le qualità fisiche de’ luoghi inferiori, e de’ piani che guardano sopra l’uno e l’altro mare, si fa manifesto che quelle piagge una volta sotto le acque salse, e quindi o paludose, o insalubri, o pestilenti, furono le ultime accessibili ai popolatori paesani. Certamente la spaziosa pianura della Puglia, vestita d’un profondo strato di terra

  1. Festus v. Ausoniam.