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CAPO VIII. 167

densa nera e ferace, era stata da prima golfo di mare, o più tosto una vasta laguna fin sotto al Volture, vulcano antichissimo, e come mostrano le sue rovine uno de’ più terribili1.  Nè diversamente le altre marine lungo l’Adriatico portano di luogo in luogo fino alle lagune della Venezia, segni evidentissimi del successivo e continovato traportamento della riva2. In sull’opposta spiaggia occidentale tutte le nostre maremme hanno del pari vestigi apparenti della presenza delle acque: e le osservazioni singolari fatte poco anzi alle paludi Pontine, e al piè dei monti di Sezze e di Piperno, distanti sedici mila metri dal lido, provano con certezza indubitabile, che il mare ha quivi bagnato le radici di quella costa d’Appennino3. La pianura stessa, chiamata oggi Campagna di Roma, era verisimilmente in origine un golfo di mare ripieno poscia di getti vulcanici, del sedimento dei fiumi4. Ma tuttoché giustamente questo stato fisico del paese si voglia riferire ad un’epoca lontanissima, la qual si perde nell’oscurità di secoli totalmente distaccati dalla storia, pure anche dove giunge l’ordine, e la sequenza continuata dei tempi, ritroviamo che le marine erano

  1. Tata, Lett. sul monte Volture.; Giovene, Notizie geolog. sulle due Puglie. Mem. della soc. ital. T. xix.
  2. Vedi sopra p. 110 appresso cap. xviii.
  3. De Prony, Descript. hydrogr. et hist. des marais Pontins. p. 73. p. 176.
  4. Breislak, Osserv. litologiche ec.; Brocchi, Dello stato fisico del suolo di Roma.