Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. I.djvu/255

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CAPO IX. 195

od al miglioramento progressivo dell’arte.  Fatica enorme di robuste popolazioni e di secoli son per certo tutti cotesti monumenti1, che sì lievemente vorrebbonsi attribuire a una sola ed unica generazione straniera, come la pelasga, e ad una sola età. Laddove in contrario può con tutta sicurezza dimostrarsi, che questo sistema medesimo di fabbricazione a poligoni fu adoprato e continovato in Italia dai primi tempi storici, sino agli ultimi della repubblica romana, siccome usuale e stabil foggia di monumenti atti a difesa e riparo. Ed assai giustamente chi dava opra a tali costruzioni col fine principale di fortificare e munire le cime dei monti, dove stavano le città e le rocche, attendeva all’utile, più che al regolare collocamento delle pietre in file, od alla bellezza esteriore dell’edifizio. Di qui è che le mura di talune città, come Alfidena nel Sannio, sono fabbricate con grandi e naturali massi di figura poligona disposti perpendicolarmente, e rincalzati con minori pietre: rozzissimo artificio d’un’arte nascente e materiale. Altrove, con più studiata maniera, i sassi poligoni, benché di forme irregolari, son accostati fra loro maestrevolmente con tendenza alla linea orizzontale, e con le loro facce ora poste all’estenuo, ora lasciate con grezza e naturale superficie. Ma la più notabile foggia di costruzione, che da in oltre a conoscere negli operatori

  1. Il grosso buon senso dei paesani chiama sul posto queste fabbricazioni, mura o murate del diavolo: la più notabile disposta in molle file si vede oltre S. Vittorino; là dov’era Amiterno.