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CAPO X.


Latini e Rutuli.



I monumenti più certi dell’antichità sono i fisici. Or quivi intorno al basso paese, che di poi fu detto Lazio, appaiono più che altrove segni evidenti di notabili fenomeni a’ quali andò soggetto il suolo di Roma nei tempi più vetusti. Tre differenti formazioni si riconoscono in fatti sì nell’interno, come nelle vicinanze dei sette colli: cioè sostanze vulcaniche in gran copia: sedimenti d’acque dolci: e residui dell’antico mare bagnante il piè de’ monti1. Dai colli albani e tuscolani hanno derivato le lave, che in tanta abbondanza si rinvengono a Capo di bove, dov’è il sepolcro di Cecilia Metella, ed in moltissimi altri luoghi circostanti: né la quantità immensa delle materie vulcaniche d’ogni sorta ammassate per intorno i due laghi di Castel Gandolfo e di Nemi, lascia tampoco dubitare, che ivi presso non esistessero i crateri ardenti, dalle cui bocche uscirono sì fatti minerali, e correnti di lave. Queste dunque, che si ritrovano da per tutto molto a fondo, han formato la base della campagna di Roma, la quale non era in origine che un seno di mare, od una grandissima laguna. Perciò la terra vi si mantenne lungamente molto paludosa, e piena di stagni e di marosi. Tal era anche nei tempi

  1. Brocchi, Dello stato fisico del suolo di Roma. 1820.