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Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. I.djvu/338

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278 CAPO XIV.

menti. Pare che la prima stazione loro si fosse in Ischia[1], d’onde passati in sul vicin continente vi scelsero il più bel sito della spiaggia, e il meglio difendevole, per edificarvi la colonia sopra ad un promontorio signoreggiante la pianura a mare. Indi gli stessi Cumani fabbricarono là presso Dicearchia, di poi detta Pozzuoli, per servir loro di porto e d’arsenale[2], accresciuti, come si dice, da una mano di Eoli o di Samj[3]: e con uguale avvedutezza diedero opera a fondare nel più prossimo lido Partenope, che per la sua origine troviamo sempre cognominata euboica o calcidica al pari di Cuma. La prosperità di questa crebbe in fatti sì mirabilmente, che insieme con altri Calcidesi di Sicilia potette dar principio a Zancle, che nata oscuro nido de’ corsali cumani infestatori del Faro, divenne dopo sì famosa col nome di Messina[4]. E se dobbiamo credere ad un racconto di Pausania, gli stessi Cumani dell’Opicia, guidati da un tal Celbida, avrebbero fondato Tritea città interiore dell’Acaja[5]. Altri Calcidesi congiunti cogli Eretriesi, ambo connazionali, abitavano in comune Pite-

  1. ↑ Liv. viii. 22.
  2. ↑ Strabo v. p. 169. In Eusebio (Chronic. ii. p. 169) la sua fondazione vien posta fuor d’ogni ragione alla fine dell’Ol. lxiv.: an. di R. 232: epoca intempestiva, e di gran lunga troppo tarda.
  3. ↑ Scymn. 238.; Euseb. l. c; Steph. v. Πουτίολοι.
  4. ↑ Thucyd. vi. 4.
  5. ↑ Pausan. vii. 22.