innanzi l’epoca troiana, incalzati di luogo in luogo dall’Italia centrale, e vi dimorarono, fino a tanto che non furono essi stessi scacciati nell’isola insieme coi Morgeti[1]. Così dunque Coni, Enotri, Siculi, Morgeti e Itali, furono a un modo abitatori dell’Enotria, come scriveva Antioco in forma compendiosa[2]. Scimno Chio, il quale seguiva principalmente i racconti d’Eforo, chiama gli Enotri un miscuglio di barbari[3]. E se vuolsi avere per vero che gl’Italioti, o sia li greci d’Italia, appellavano i loro schiavi pelasghi, non ne conseguita che eglino fossero le generazioni stesse degli Enotri ridotti in istato servile[4], ma tutt’al più cotesto soprannome di pelasghi poteva essere uno speciale distintivo usato dagl’Italioti medesimi, gente boriosa[5], per nota de’ suoi propri servi; in quella guisa che i Lacedemoni chiamavano i loro schiavi iloti, i Macedoni penesti, gli Argivi ginnesii, i Sicioni corinefori, i Chii teraponti, ed altri altramente, secondo che riferisce l’abbreviatore di Stefano[6]. La particolare nominazione di Conia era propria d’un distretto sopra la baia di Taranto, presso al luogo dove fu edificata Sibari[7]: di qui s’avanzava oltre in terra