Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. II.djvu/111

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CAPO XXII. 105

gnava tener lontano dalla città gl’incendi; rimuovere l’armi civili; tor via gli appetiti libidinosi; e mantenervi in tutto la purità e l’illibatezza della vita1. Mantu o altrimenti Plutone2 spirito infernale, chiamato anche Vediu3, cioè malo dio, come personificazione della morte e dell’abisso, soprastava qual dio principe ai luoghi tenebrosi. Da esso lui prendeva origine e principio una delle quattro specie di Penati, dell’Etruria4. Col grado degli altri dei potenti della regione di sopra, aveva Vediu per moglie e per sua compagna sotterra non so qual dea innominata5; e di la giù in inferno altri spiriti inferiori ministravano per lui il suo crudele ufficio6. Però, fra tanti e sì variati numi dell’Etruria esposti all’adorazione del popolo, niuno si mostrava più enimmatico di quell’unico Giano quadrifronte7 venerato in Faleria, e di

  1. Vitruv. i. 7.
  2. Mantum, Etrusca lingua Ditem patrem appellant. Serv. x. 190.
  3. Vedium (malus divus) sicut suadebat Etruria. Martian. Capell. ii. 7. 2.
  4. Nigidius in libro sexto exponit et decimo, disciplinas Etruscas sequens, genera esse Penatium quatuor, et esse Jovis ex his, alios, alios Neptuni, inferorum tertios, mortalium hominum quartos. Arnob. iii. 123.
  5. Martian. Capell. ii. 7. J2,
  6. Februum inferum esse Thuscorum lingua. Angrius ap. J. Lyd. de Mens. p. 170.
  7. Quasi universa climata majestate complexum. Gavius Bassus, in libro de Diis ap. Macrob. Sat. i. 9.