In Sabina meno che altrove cangiarono i costumi religiosi, da che quel popolo, giustamente rinomato per le sue osservanze, si mostrava ancor dopo il secolo d’Angusto ben allevato nelle prische virtù. Lo stessa può accertarsi dei Sanniti e Lucani[1], se non pure di tutta insieme la montanesca razza sabella. Ma in Pompeja già troviamo introdotto il culto d’Iside[2]: e non era la sola città di Campania che vi coltivasse allo scoperto deità egiziane[3]. Altra specie di religioni insolite che rapidamente si sparsero per Italia, non che dentro Roma, fino dal quinto e sesto secolo. Ivi stesso venuti oltremodo a grado della moltitudine quei culti isiaci celebrati secondo i riti egizj, del tutto dissimili a’ nostrali per inusitate e strane cerimonie, quei culti dico si radicarono con sì tenace proponimento negli animi de’ superstiziosi, che invano il senato più volte per mano de’ consoli fece prova di sterparli a forza dalla città[4]. Del pari nei municipj
- ↑ Vedi le tavole di Banzia; e Tom. i. p. 284. 304.
- ↑ Vedi tav. cxx. 3. 4.
- ↑ In Cuma è manifesto: molti capi di superstizioni egizie vi furono trovati nel 1819 entro il sepolcro d’una femmina: tutti lavori di bassa antichità. Vedi Monumenti inediti, tav. 3. Napoli 1820. Altri segnali certi di riti egizj porgono alcune pitture di Stabia.
- ↑ An. 354: e di nuovo nel 696. Varro ap. Tertullian. ad Nat. i. 10., in Apolog. 6.; Valer. Max. i. 3. 3. Ciò non ostante la docilità de’ superstiziosi rinnovava per vim il culto vietato non pure privatamente, ma in pubblico altresì: onde fu d’uopo venire a nuove risoluzioni de’ consoli nel 701. 704. 706: tempi in-