Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. II.djvu/184

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178 CAPO XXIII.

no, a quel che pare, una stirpe greca, anziché tirrenica1.

La più studiata parte bensì delle filosofie sacerdotali stavasi riposta nella dottrina occulta, e ne’ misteri: elleno non erano accessibili fuorichè agli iniziati: ma di queste arcane dottrine più vetuste i preti stessi perderono indi appresso la chiave, o le cangiarono e sfigurarono più tosto con nuove ed arbitrarie interpretazioni. Non tutti i ministri del sacerdozio, erano istruiti ugualmente dei dommi segreti. I più degni per la stirpe, o per la loro intelligenza, custodivano in se la scienza più misteriosa. Al contrario i preti di grado minore non ne conoscevano che la sola superficie, o poco più che la parte simbolica e mitologica per riguardo alla religione popolare. Tal era l’ordine egizio2: tale l’istituto de’ Pitagorici, grandi imitatori di qualunque usanze misteriose della sapienza antica, e non diverso si può ragionevolmente presumere anche il costume etrusco. Non altro che collegi di sacerdoti dovean essere le scuole di Faleria e di Cere, mentovate da Livio3, a comodo di patrizia educazione: e simili scuole, dove andava primieramente ad erudirsi l’ingenua gioventù romana, tenevano l’altre più principali citta dell’Etruria per con-

  1. Cicer. Tuscul. 16.; Diodor. iv. 22.; Maxim. Tyr. diss. 16, conf. Plutarch.. De his qui sero a num. pun. T. ii. p. 560.
  2. Clem. Alex. Stromat. v. p. 670.; Diodor. i. 88.
  3. Liv. v. 27. ix., 36. Altrove sono ricordate altre scuole in Tuscolo. vi. 23.