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| 184 | CAPO XXIII. |
naturali, civili, domestici, famigliari, che potevano di fatto fisicamente o fortuitamente accadere nel corso dell’anno, dava tutti i possibili pronostici di beni e di mali[1]: mentre che ad accrescere e vie più confermare l’autorità di sì tanti presagi, gravemente riferiva la storia alcuni grandi avvenimenti che sonosi trovati conformi alle predizioni degli aruspici[2]. Così nell’animo de’ timorosi più maggiormente si fortificava il domma non poter derivare all’uomo bene veruno, nè lume di sapienza, fuorchè dall’investigabil profondo della sola divinità[3]. In secoli ancora pieni di religione questo gran domma etrusco era la voce dei savi; ma di troppo ne abusava la classe insegnatrice e dominante: perciocchè in volgendo a suo senno i timori della moltitudine, quasi rinascenti capi dell’idra, ella tirava pur sempre a reprimere, anche per distorte vie, la libertà dello spirito, sorgente d’ogni ragionevole e generoso sentimento.
I preti etruschi, come i pontefici romani, simili in
- ↑ Diarium Tonitruale (particolare di Roma) juxta lunam, secundum P. Nigidium Figulum, ex scriptis Tagetis. ap. Lyd. p. 100-154. Tonitruale, ex scriptis Fonteii. Fragm. idem p. 156 sqq. Altri pronostici davano i terremoti, idem pag. 186-200 ex Vicellio e Tagae carminibus.
- ↑ Liv. xxv. 26.; Sallust. Iug. 63.; Tacit. Hist. i. 27.; Svet. Caes. 81, Galb. 19.; Dio. xliv. 18.
- ↑ Nam cum omnia ad Deum referant, in ea sunt opinione tamquam non quia facta sunt significent, sed quia significatura sunt, fiant. Senec. Quaest. nat. ii. 45.