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CAPO XXV. 235

opere di metallo fuso, in cui abbiamo innumerabile numero di suppellettili, ed i più nobili lavori dell’arte.

In fronte a tutti poniamo la lupa del Campidoglio1: unico lavoro per mirabil espressione, per verità di proporzioni, e per maestrevole artificio2. In queslo monumento raro veggiamo con gli occhi propri qual era lo stile toscanico intorno alla metà del quinto secolo. Della medesima maniera han dovuto essere parimente la statua di Giove sopra una quadriga, e quei sogliami di bronzo e vasi d’argento in Campidoglio, fatti fare tutti insieme con la mentovata lupa da Gneo e Quinto Ogulnj edili curili nel 457 o 4583. Nè altri, per certo, se non gli artisti dell’Etruria erano abili in quel tempo a porre in opera il disegno maestoso di Carvilio, che a perpetuare la memoria del suo trionfo sopra i Sanniti, con le armature di bronzo tolte loro fece gittare non pare il colosso di Giove, ch’ei dedicò in Campidoglio, ma con la limatura di quello la sua propria statua a piè del nume4. Di tal modo è pur vero, che contenti i vecchi Romani a rendere tributarie le nazioni d’intorno a loro, e non curanti d’altra gloria, lasciavano solo ai vinti l’esercizio delle arti migliori: quasi a

  1. Χάλκεα ποιήματα παλαιᾶς ἑργασίας Dionys. i. 79.
  2. Vedi tav. xlii. 1.
  3. Liv. x. 23.
  4. Plin. xxxiv. 7: amplitudo tanta est, ut conspiciatur a Latiario Jove: che vuol dite 14 e più miglia discosto da Roma.