Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. II.djvu/248

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242 CAPO XXV.

il nuovo e più lungo periodo dell’arte etrusca: periodo secondario, in cui gli artefici partitisi dalla prima maniera davan opera a produr lavori di più facile spaccio, falli su le massime e lo stile dell’arte greca. Per l’opulenza pubblica, già venuta al suo colmo, erano gli Etruschi non solo vogliosi di cose belle, e buoni operatori essi stessi, ma di più mercanti, i quali, come suol usare chi cerca attorno compratori, secondavano la moda, adoperandosi in ciò che meglio piaceva al secolo. Il perchè non sì tosto allignarono le fogge greche in Etruria tutto vi spirava grecismo; massime dappoiché Roma, trasandato il magistero degli etruschi maestri, diede stabile ospizio alle arti greche, e singolarmente dopo la presa di Siracusa1: allora quando si divulgava appunto per tutta Italia con la nuova letteratura ogni maniera d’ellenismo. E si fattamente riuscì l’intento, che in ogni specie di lavori di quest’epoca secondaria tanto s’allontanarono gli artefici etruschi da’ loro antichi, fino a parer tutt’altri. Disegnare con verità, aggruppare con simmetria, mosse naturali, belle proporzioni, buoni panneggiamenti, e per fino una certa premura dell’ideale osservabile in alcuni monumenti, sono i caratteri distintivi di questa nuova scuola, che più gareggia col greco stile. Scuola che massimamente fioriva tra il quinto e settimo secolo di Roma, e che se-

  1. Ceterum inde primum initium mirandi Graecarum artium opera. Liv. xxv. 40.; Plutach. Marcell.