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260 CAPO XXV.

credibile, come opina un giudizioso critico, che l’arca stessa di Cipselo fosse un mobile lavorato in Asia, anzichè fatto in quell’età da un artefice corintio1. Vero è nondimeno che Corinto e Sidone, se non inventarono l’arte del far di terra e di dipingete, come favolosamente fu detto2, pure diedero ad ambedue quelle arti notabile accrescimento, e vi si mantennero floride gran tempo appresso. Già nel primo secolo di Roma frequenti erano le relazioni vicendevoli e i traffici in fra l’Etruria e Corinto, siccome lo prova il fatto medesimo di Demarato, trafficante egli stesso, venuto a ripararsi presso gli ospiti suoi di Tarquinia3. Corinto passata dal mite reggimento de’ Bacchiadi in quello de’ Cipselidi, trovavasi in allora piena di ricchezze e di splendore: attendeva con istudio all’esercizio dell’arti nobili, tra cui la plastice e la pittura singolarmente4: nè i vasi fittili dipinti ad uso de’ mortori, già ritrovati in molta abbondanza ne’ suoi antichi sepolcri, e che Strabone chiama con proprietà necrocorintj5, non erano nulla meno una delle sue

  1. Meiners, Storia delle scienze ec. T. i. p. 268. not. 5.
  2. Plin. xxxv. 3.
  3. Ἔχων δὲ φίλους πολλοὺς καί ἀγαθοὺς Τυῤῥηνῶν, διὰ τάὰς συνεχεῖς ἑπιμιξίας; μάλιστα δ’ἐν Ταρκυνίοις. Dionys. iii. 46.
  4. Μάλιστα γάρ καὶ ἐνταῦθα, καὶ ἐν Σικυῶνι ηὐξήθη γραφική τε, καὶ πλαστικὴ, καὶ πᾶσα ἡ τοιαύτη δημιουργία Strabo viii. p. 263.
  5. Οἱ τὰ ἐρείπια etc. «I nuovi abitanti di Corinto (colonia d’Augusto) in scalzando quelle rovine e scavandone i sepolcri, vi (levarono molti vasi di terra cotta e di bronzo lavorati in rilievo (τορευμάτων). Per l’ammirata bellezza di tali opere dessi