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CAPO XXVII. 291

tra le native montagne, erano a un pari espertissimi in quelle arti di guerreggiare, che sovvengono all’uopo per accorti strattagemmi al difetto della forza.

Pieno il guerriere d’ardire e di baldanza s’avanzava con misurati passi alla volta dell’inimico, cantando bellici carmi, o le geste degli eroi1. Nobile trovato dei Tirreni si fu la tuba metallica, perciò detta propriamente tirrena, che metteva fuori un suono eccessivamente fragoroso e penetrante2. Alla tornata degli Eraclidi, ottanta anni in circa dopo la caduta di Troja, l’uso di questo importante strumento guerriero passò, come dicesi, dalla Tirrenia in Grecia3: ma, comunque il fatto avvenisse, certo è almeno che i nostri Etruschi adoperavano in guerra come arnesi nazionali tanto la tuba ricurva, che altre trombe toscane4, con la buccina, il corno ritorto, ed altri stru-

  1. Ibant aequati numero regemque canebant.

    Virg. vii. 698.; Silio (viii. 40) dice lo stesso dei Sabini. Dionisio parla più specialmente delle canzoni militari dei Volsci viii. 86.
  2. Plin. vii. 56.; Diodoro v. 40.; Pausan. ii. 21.; Polluc. iv. 85. 86.; Athen. iv. 25.; Clem. Alex. Strom. i. 16.; Tatian. Orat. ad Graec. 2. Davasi per inventore della tuba Meleo, imperatore dei Tirreni. Plac. Lutat. ad Theb. vi. 404. Il suo fragore è ben espresso con armonia imitativa da Ennio; at tuba terribili sonitu taratantara dixit. Fragm. p. 50.
  3. Schol. Sophocl. Ajax. 17. cum schol. Euripid. Phoeniss. 1379. 1386.; Suid. v. Κώδων – Τυρσηνική σάλπιγξ si trova sempre chiamata dai tragici. Sophocl. l. c.; Euripid. Phoeniss. l. c. Rhes. 988. Heraclid. 830.
  4. Polluc. vi. 70. sqq.