Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. II.djvu/296

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290 CAPO XXVII.

che usavano i Romani antichi innanzi la guerra di Pirro, ciascun corpo di milizia posto qua e la appartatamente secondo sue armi alzava d’intorno a se le trincee, facendo un zappatore d’ogni soldato1: né mai gli Etruschi per solita cautela lasciavano indietro l’alloggiamento senza prima abbruciarlo e distruggerlo2. L’ordine più usitato e maestrevole di ben disporre un esercito grosso al combattimento si era lo schierare le fanterie in tre corpi principali: destra, sinistra, e centro: i cavalli squadronati di costa alle ali, o altrimenti disposti alle riscosse3. I cavalieri portavano elmo, aste ferrate a punta acuta, e piccolo scudo tondo, o sia la parma4. Le battaglie davansi in ordine paralello, più proprio di sua natura all’urto tutto materiale dei corpi: raro era l’ordine obliquo, migliore per la combinazione e movimento delle forze. Dove più valevano i nostri si era nelle imboscate e in altre maestrie della guerra alpigiana: basti rammentare il gran fatto delle Forche caudine; ancoraché non i soli Sanniti addurati nell’arme5, ma tutti i feroci abitatori dell’Appennino, quasi che invincibili

  1. Castra antiquitus Romani, ceteraeqne gentes passim per corpora cohortium velut mapalia constituere soliti erant, quam solos urbium muros nosset antiquitas. Frontin. Strat. iv. i. 14.
  2. Dionys. v. 34.
  3. Tal è l’ordine delle più principali battaglie narrate con notabile precisione dagli annalisti, che avevano dinanzi Livio e Dionisio.
  4. Vedi tav. lii. 1., lxi. 2. 5.
  5. Μεγάλῳ τε καὶ χαλεπῷ ἔθνος Appian. Bell. Pun. in praef.