Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. II.djvu/92

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86 CAPO XXI.

o in pace o in guerra1. E buono interpetratore della legge è Varrone, ove dice fatte sacre le mura, perchè i cittadini combattano più coraggiosamente, fino a sacrificare la vita per ultima difesa di quelle2. Allo stesso modo il dritto Feciale, che avea per fine toglier via le cagioni della guerra, era stato per la sapienza degl'itali legislatori fortemente congiunto colla religione. Legge santissima ed universale di tutti i popoli italiani, e sicuramente trasmessa per alcun di loro ai primi re di Roma3. Le concordie e le paci, similmente corrette dal dritto Feciale col ministero del Padre Patrato, capo di quel sacerdozio, era uopo che fossero mai sempre santificate con religiose osservanze, e di più giurate sul corpo d’una vittima con rito speciale4. Il dritto d’asilo, il qual vegliava ad

  1. Rituales nominantur Etruscorum libri in quibus prescriptum est, quo ritu condantur urbes, arae, aedes sacrentur, qua sanctitate muri, quo iure portae, quo modo tribus, curiae, centuriae distribuantur, exercitus constituantur, ordinentur, ceteraque ejusmodi ad bellum ac pacem pertinentia, Festus v. Rituales.
  2. Varro ap. Plutarch. Quaest. Rom. 27. conf. Cicer. de Nat. Deor. iii. 40. in fin.
  3. Chi nomina i Falisci dell’Etruria; chi gli Ardeati nei Rutali; chi gli Equicoli: nella qual sentenza concorda Cicerone (de Rep. ii. 17). Al dire di Valerio Massimo gli Equicoli: recitant Sertorem Resium, qui primus jus Feciale instituit. x.
  4. Cotal rito bene dichiarato da Varrone r. r. ii. 4; da Cicerone, de Invent. ii. 30; e da Virgilio, viii. 639; si vede tal quale figurato nelle medaglie osche e sannitiche, per occasione di concordie. Vedi tav. cxv. 15. 19. Livio dà la formola pontificale di