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CAPO XXI. 87

assicurare agl’infelici gli effetti della compassione, era pure dalla ragion delle genti approvato per tutti coloro che hanno un cuore innocente, ma che la fortuna perseguita. Una incalcolabile forza tuttavia derivava alla repubblica per cotesta universal riverenza della legge, e nel serbare inviolata la fede del giuramento1. Vincolo talmente sacro nella opinione di popoli sopra modo religiosi e leali, che per motivo principalmente dell’iniqua violazione che della giurala promessa fecero i Romani nella dedizione di Capua, e nel fatto delle Forche caudine, ebbe più vital nutrimento lo sdegno immortale dei Sanniti.

Se per fatalità periti non fossero irreparabilmente i libri d’Aristotile2 e di Teofrasto3 sul governo civile degli Etruschi, potremmo senza dubbio dimostrare più completamante i veri principj della lor politica società, o almeno giudicare con miglior senno degli ordini interni, e di molte usanze cittadinesche, il coi scopo principale si era di reggere la repubblica con statuti e leggi certe, sempre vantaggiose alla felicità umana, anche nella loro forma meno perfetta. Che massimamente la grand’opera del maestro dei dotti,

    imprecazione: ut cum ita Iupiter feriat, quaemadmodum a Fecialibus porcus feriatur. ix. 5.

  1. Nullum enim vinculum ad astringendam fidem jure jurando majores arctius esse voluerunt. Cicer. de Offic. iii. 31.
  2. Ἀριστοτέλης ἐν Τυῤῥηνιῶν νομίμοις. Athen. i 19
  3. Τυρσενῶν, libro di Teofrasto, citato dallo Scoliaste di Pindaro in Pyth. ii. p. 5o6. ed. Heyne conf. Cicer. de Finib. v. 4