Pagina:Storia del Collegio Cicognini di Prato.djvu/42

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

20


lasciato il reverendo sacerdote Fazio, e con quello che a qualch’altro buon cittadino piacesse di somministrare, e con quello ancora ch’ella potesse impetrare dalla somma pietà, carità e magnificenza del Serenissimo Granduca, che annualmente somministrassero li Ceppi, li Spedali, e l’opere del Cingolo, e della Madonna delle Carceri o delle case di Livorno, o d’altro della Comunità... si darebbe un grande aiuto a dett’opera, dalla quale tanto più celebre ne riuscirebbe l’effettuazione e perfezione.

«Quinto, che nel termine di tre anni da cominciare dal giorno della mia morte ambi li detti miei heredi habbino... fatto dichiarazione di havere unitamente... con le condizioni, obbligazioni e pesi suddetti... accettata la mia heredità... In caso che non accettino la detta heredità nei modi sopra detti, come anche in caso che per qualsivoglia difficutlà che potesse fraporsi d’impedimento alla suddetta mia opera (che non credo) di modo che passato un altro anno solo dopo di tre, ad accettare detta mia heredità, non gli voglio altrimenti per miei heredi nè per niente, e li sostituisco o per dir meglio instituisco et in vece... nomino miei heredi e dichiaro li Padri della religione e Congregazione Somasca del Collegio Clementino di Roma, con condizione, obbligo e peso di mantenere in esso a loro spese sette giovani pratesi, che li saranno mandati con Patenti dalla suddetta mia patria...»

Il concetto adunque sostanziale del Cicognini era l’introduzione dei Gesuiti e della Religione di Gesù in Prato: