Pagina:Storia della Lega Lombarda.djvu/364

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358 della lega lombarda

ritraeva dalla battaglia, e che dopo sei anni poteva tornare addosso ai Lombardi, gli avrebbe fatto addestrare la mula fino in Germania. De’ banchetti, delle visite, con cui andavano bellamente raffermando l’amicizia, il Papa e l’Imperadore, non dico, chè ognun lo immagina; dirò della Tregua, che dopo una vittoria, come quella di Legnano, solo ottennero i Collegati Lombardi1.

Le tregue non si fanno mai tra i vinti e i vincitori, ma tra due egualmente potenti battaglianti, che chieggono tempo a sciegliere o la pace o la continuazione della guerra. Federigo era stato vinto; ai Lombardi spettava l’imporre a lui le ragioni della pace, ma abbandonati nel negoziato dal Papa, ebbero sceme le forze tanto accresciute dalla vittoria, e fu loro forza condiscendere alla tregua. Le città ed i signori della parte imperiale, che vennero in questa compresi, furono Cremona, Pavia, Tortona, Asti, Ivrea, Torino, Casale di S. Evasio, Ventimiglia, Genova, Savona, Albenga, Monteveglio, Imola, Ravenna Faenza, Forlì Forlimpopoli, Cesena, Rimini, Castrocaro, i Marchesi di Monferrato, del Rosco e del Vasto, i Conti di Biandrate e Lomello, e tutti che tennero per Federigo da Ceprano fino all’Alpi. Della Lega poi furono Venezia, Trevigi, Padova, Vicenza, Verona, Brescia, Bergamo, Lodi, Milano, Como, Novara, Vercelli, Alessandria, Bobbio, Piacenza, Parma, Reggio, Modena, Bologna, Ferrara, Mantova, Belmonte, Cassino, Dorra, gli esuli di S. Cassiano, Obizzo Marchese Malaspina, e qualunque persona di Lombardia, di Romagna, e della marca Trivigiana entrata nella Lega. In tutto il corso de’ sei anni della Tregua l’Imperadore non poteva dar giudizio delle offese trascorse, nè sentenziare contro chi si fosse per non chiesta investitura, o non resi servigi feudali; in qualunque città o terra che tenesse per l’Imperadore, ogni Lombardo fosse sicuro ed illeso nella persona e nella roba; due magistrati si scegliessero in ciascuna

  1. Romual. Salernit. Chron. — Card. de Arag. Vita Alex. III.