Pagina:Storia della geografia (Luigi Hugues) - 2.djvu/154

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tedesco, Bangkok, egli avrebbe dovuto volgere a sud-est e traversare la piccola catena di monti che separa il bacino del Sittang da quello del Salwen, e poi la grande catena che sta fra questo fiume e il bacino del Me-nam, sul cui ramo inferiore siede Bangkok. Se il nostro viaggiatore da Arrakan al bacino dell’Irawadi spese 40 giorni; gli è tempo troppo breve 10 soli giorni di viaggio da Sittang a Bangkok, le quali città distano in linea retta ottocento chilometri, e vi si frappongono due catene di monti ancora oggidì affatto inesplorate»1. Senza dare troppa importanza alla cifra, alquanto esagerata, di 800 chilometri che rappresenterebbe, secondo l’egregio critico, la distanza da Sittang a Bangkok, un’altra circostanza deve essere messa in conto, ed è, che la regione montagnosa tra l’Irawadi e il fiume Menam non presenta, nè per la sua altezza nè per la sua configurazione, difficoltà gravi alle comunicazioni della Birmania col Siam, alla quale considerazione si aggiunge che la regione del Menam inferiore si compone, per la massima parte, di pianure quasi perfettamente livellate a guisa del Basso Egitto, col quale il Siam meridionale presenta non pochi punti di somiglianza.

Una grave difficoltà si affacciava però al Bellemo nel nome Ava che il Conti dà al luogo di partenza per il suo viaggia al porto di Xeythona. Ma siccome, prima di trattare di questa parte del suo lungo itinerario, il viaggiatore veneziano nomina la città di Nemptai che egli identifica con Nan-King così il Bellemo propone che in luogo di «Ab Ava mare versus ad ostium fluvii haud magni portus, ubi est Xeythona nomine...» si debba leggere «Ab hac (urbe Nemptai)...» e viene così a porre in Nanking il luogo di partenza per il viaggio sopraddetto e nella città di Zayton il porto di Xeythona, ove, secondo il contesto della relazione, il Conti si sarebbe imbarcato per giungere a Pancovia2, e infine identifica quest’ultima colla città di Canton, donde incomincia la navigazione verso le due Giave.

  1. Bellemo, op. cit., pag. 183 e 184.
  2. Bellemo, op. cit., pag. 190.