Pagina:Storia della geografia (Luigi Hugues) - 2.djvu/237

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tradizione che mette colà la culla del genere umano. Ma il centro della Terra abitabile è posto da Fra Mauro in Gerusalemme, per la ragione, egli dice, che la parte occidentale è più abitata della orientale, e nello scegliere il centro della Terra abitabile bisogna aver riguardo non già allo spazio della Terra, ma sì alla moltitudine degli abitanti1.

Circa ai limiti tra l’Asia e l’Europa, tra l’Asia e l’Africa il sommo cartografo non esprime la sua propria opinione, ma bensì si limita ad accennare quelle degli antichi storici e geografi, tra cui Messala Orator, Pomponio Mela, Tolomeo, come pure degli autori moderni, e lascia la decisione della questione alla prudenza degli studiosi.

Caratteristica, sopra ogni altra cosa, è, in questo Mappamondo di Fra Mauro, la forma del continente africano, rappresentato come una penisola la cui estremità meridionale, alquanto ricurva verso oriente, si protende a mezzogiorno assai più dell’Asia. La stessa parte estrema dell’Africa è presentata dal cartografo come una penisola triangolare separata dal resto del continente per mezzo di un canale diretto da nord-nord-est a sud-sud-ovest, il quale, come dice Fra Mauro, «è chiuso per ambo i lati da monti altissimi e da alberi talmente folti che lo rendono oscuro, e forma nella sua insida (uscita) o sbocco in mare un pericoloso vortice che ne rende assai difficile la navigazione». L’isola porta il nome di Diab, il quale si ripete poi per indicare il punto più meridionale delle terre africane, corrispondente al capo degli Aghi od a quello di Buona Speranza.

La quale corrispondenza è ancora meglio dimostrata dal racconto che fa l’Autore di una nave indiana, la quale nell’anno 1420, venendo da oriente, oltrepassò il capo di Diab per cercare le isole degli Uomini e delle Donne, e, dopo aver percorso per la via di ponente e garbino ben 2000 miglia non trovando mai altro che cielo e acqua, fece ritorno in 70 giorni al medesimo Capo 2.

  1. Zurla, Il mappamondo di fra Mauro, pag. 48.
  2. Zurla, Il mappamondo di fra Mauro, pag. 62.