Pagina:Storia della geografia (Luigi Hugues) - 2.djvu/59

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Da questo periodo risulta evidente la distinzione tra l’orizzonte visibile e l’orizzonte vero.

Il medico Abubekr er Rasi (morto tra l’anno 923 e il 932) scrisse un libro: Della forma del mondo, ed un altro: Che la terra è sferica; nel primo dei quali tratta della forma del mondo, per dimostrare che la Terra è sferica, che essa si muove nel mezzo del cielo intorno a due poli; che il Sole è più grande della Luna, e questa è più piccola della Terra; e nel secondo si vuol far vedere che senza prove non si giunge a comprendere come la Terra sia rotonda, e tuttavia sia abitata dall’uomo e sopra e sotto.

Kazwini, scienziato persiano del secolo XIII, si dichiara pure per la sfericità della Terra, ma la sua definizione è assai meno corretta che non quella dei matematici. Egli accenna bensì il fenomeno delle stelle che scompaiono per l’orizzonte settentrionale e sorgono per il meridionale, come si presenta ad un osservatore muoventesi dal nord al sud, ma questa prova è addotta solo per ultimo, e prima di essa il Kazwini ne adduce altre assai meno convincenti: così quella, che un ecclisse di Luna osservato nell’est e nell’ovest non avviene precisamente nel medesimo tempo; ed anche quella, che tutti i punti della superficie della Terra debbono essere ugualmente distanti dalla volta del cielo. Lo stesso geografo ci informa anche delle idee professate da’ suoi predecessori sulla forma e sulla posizione della Terra, e lo fa colle seguenti parole: «Uno dice che la Terra si estende ugualmente in tutte le quattro direzioni dell’est, dell’ovest, del nord e del sud; un altro afferma che essa ha la forma di uno scudo, giacchè, se fosse altrimenti, nessun edifizio potrebbe stare in piedi, nessuna creatura vi potrebbe camminare sopra. Altri opinano che la Terra abbia la forma di un gigantesco timballo: altri che rassomiglia ad un emisfero: altri in fine che al disotto della Terra vi ha un corpo che, spingendo in alto, impedisce alla Terra stessa di cadere». Un altro astronomo citato dal Kazwini, Mohammed ben Ahmed nativo del Kharesm, pensava essere la Terra posta nel mezzo del cielo, intendendo però con questo mezzo la parte inferiore: essa