Pagina:Storia della geografia (Luigi Hugues) - 2.djvu/58

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sarà, nel suo calendario, in ritardo di 24 ore, il secondo in avanzo del medesimo tempo; fatto questo che venne, solo nell’anno 1522, confermato per la prima volta dalla nave Victoria, quando, di ritorno a San Lucar di Barrameda, dopo il primo viaggio di circumnavigazione, si riconobbe nel computo del tempo la differenza di un giorno solare.

Degli argomenti che comunemente si adducono per provare la sfericità della Terra, l’unico che abbia un vero fondamento scientifico è quello delle variazioni che si manifestano tanto nelle altezze delle stesse circumpolari rispetto al piano dell’orizzonte, quando un osservatore si muove sulla superficie terrestre in senso meridiano, quanto nei tempi della levata e del tramonto degli astri se l’osservatore si trasloca da oriente ad occidente o nella direzione opposta. Ed è precisamente questa la prova addotta da Alfraganus o Mohammed ben Katir al Fergani, astronomo del secolo IX, colle seguenti parole: «Item si esset terra plana extensa, non acciderit ei aliquid de hoc quod narramus, ed esset ortus syderum super universas terrae partes in uno tempore. Et si aliquis abiret in terram inter septentrionem et meridiem, non occulteretur ei aliquid ex syderibus quae semper apparent, nec appareret ei aliquid de his quae semper sunt occulta».

L’astronomo marocchino Abul Hassam Alì (secolo IX) così si esprime sul medesimo argomento: «L’astronomia dimostra che la Terra è assolutamente sferica, con una superficie alterata, affatto insensibilmente, dalle montagne e dagli abbassamenti del suolo: che la figura di ogni uomo che sta sulla terra rappresenta un raggio terrestre prolungato; che pertanto due perpendicolari (leggi: verticali) non possono essere tra loro parallele; che finalmente uguali distanze misurate sulla Terra debbono necessariamente corrispondere ad uguali archi celesti». Ed una chiara ed esatta idea dell’orizzonte si trova nelle seguenti parole del medesimo autore: «Qualunque sia il luogo occupato da un osservatore, questi vede una metà del cielo coll’approssimazione di una quantità insensibile, mentre l’altra metà gli rimane nascosta per una quantità pure insensibile».