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Pagina:Storia della geografia (Luigi Hugues) - 2.djvu/71

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È certo che gli Arabi visitarono e conobbero tutto il paese, per cui scorre il Nilo[1]. Notisi tuttavia che i loro geografi dànno questo nome non solo al classico fiume d’Egitto, ma lo estendono a pressochè tutti i grandi fiumi del continente africano. Così il vero Nilo è detto Nilo d’Egitto; il fiume Azzurro porta il nome di Nilo di Habesch; il Giub è chiamato Nilo della costa degli Zengi cioè dello Zanguebar; il Komadogu affluente del lago Tsade è designato col nome di Nilo del Sudan; il Nigir è detto Nilo di Ghana. Da questa comunanza di nome doveva scaturire, come conseguenza necessaria, che tutti i fiumi dell’Africa formassero un solo sistema fluviale, colle sue arterie principali irradianti verso tutti i punti dell’orizzonte; e colle sue sorgenti in un grande nodo centrale. Il che fu causa di molte supposizioni erronee e di inutili tentativi, in ispecie da parte dei Portoghesi; i quali, nelle loro spedizioni africane, si lusingarono di poter penetrare, per qualcuno dei fiumi occidentali, insino al meditullio del continente; e di qui ancora, per acqua, sino alla Nubia ed all’Abissinia[2].

I geografi arabi sono concordi nel porre le prime vene, che alimentano il fiume d’Egitto, in certe montagne situate verso il 10° grado di latitudine meridionale, alle quali si dava il nome di Montagne della Luna, nel che la loro idrologia del Nilo non differiva da quella di Claudio Tolomeo[3]. Secondo Massudi (secolo X) il Nilo esce da un lago di dimensioni sconosciute, il quale giace là ove le notti ed i giorni sono sempre di uguale durata. Il fiume principale manda quindi un ramo laterale verso il mare di Zendsch (Oceano Indiano). Edrisi (secolo XII) pone nel mezzo del continente i Monti della Luna (Gebel-el-Komr): da questi sorgono dieci fiumi, cinque dei quali si radunano in un lago, e gli altri cinque in un secondo lago. Questi due bacini lacustri hanno ciascuno tre emissari i quali


  1. Malfatti, Scritti geografici, pag. 458.
  2. Malfatti, Op. cit., pag. 461; Peschel, Geschichte der Erkunde, 2a edizione, pag. 151.
  3. V. Parte prima, pag. 90.
Hugues, Storia della Geografia, II. 5