Pagina:Storia della geografia (Luigi Hugues) - 2.djvu/78

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 72 —

erano di quercia. E Kaswini (secolo XIV) dice che la contrada dei Bulgari si inoltra molto verso settentrione; che nell’inverno il giorno non vi dura più di cinque ore, talchè non rimane tempo sufficiente per le quattro preghiere regolari e le cerimonie che le accompagnano. Nel che concorda anche Ibn Batuta, il quale racconta, che, trovandosi a Bulgar nel cuore della state, le notti vi erano tanto brevi che, prima di aver finita la preghiera del tramontar del sole, giungeva il tempo di quella della sera che egli era costretto a recitare frettolosamente; a questa succedeva la preghiera della mezzanotte e quella detta El Vitr, ma, prima che questa finisse, già spuntava la luce dell’aurora.

La contrada intorno al Volga inferiore era chiamata dagli Arabi Khazaria, dal popolo dei Khazari, affine ai Bulgari, che dimorava nelle vaste pianure a settentrione del Caucaso e del Mar Caspio, ed aveva toccato il sommo della sua potenza nel nono secolo. La capitale del regno dei Khazari era posta sul Volga e portava, come questo fiume, il nome di Itil. La sua posizione non venne ancora determinata con precisione, e lo stesso è a dire della città di Sarai, pure sul Volga, la quale, dopo la distruzione del regno dei Khazari, divenne la residenza principale degli Usbechi del Kipciak, e, secondo quanto dice Ibn Batuta, era situata al disopra di Astracan (Hadsch-Terscian) e alla distanza di tre giornate di viaggio da questo luogo.

Del resto, quanto poco noto fosse l’interno della Russia si deduce da che i geografi arabi ammettevano che il mare dei Vareghi (Baltico) fosse unito col Ponto per mezzo di un fiume o canale, e davano all’Itil o Volga due imboccature, l’una nel Mar Caspio, l’altra nel mare di Azov, nel quale errore essi furono probabilmente condotti dal racconto di una spedizione di 50 mila Russi nell’anno 913, la quale, con 500 imbarcazioni risalendo il Don, giunse al Volga dopo avere attraversato l’istmo di Zarizin nello stesso modo usato ancora in oggi nell’America settentrionale dai commercianti di pelliccie, i quali passano da un fiume ad un altro vicino, trasportando le loro barche a dorso