Pagina:Storia della geografia (Luigi Hugues) - 2.djvu/81

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grandissimi che derivano dalle sue piene annuali. Esso è inoltre diretto dal mezzogiorno al settentrione, contrariamente a quanto succede per gli altri fiumi.

Poche osservazioni si trovano, nei geografi arabi, intorno alle forme verticali della superficie terrestre. Le più alte montagne non superano 16 mila cubiti (circa 8800 metri), e questa affermazione è perfettamente esatta, giacché è noto che tale è l’altezza dell’Everest o Gaurisankar. Massudi dice però che la cima del Demavend è visibile alla distanza di 100 parasanghe (500 chilometri), dal che si dedurrebbe per quella montagna della Persia settentrionale la enorme altezza di 14 mila metri. Giustamente osserva Biruni (secolo XI) che i più importanti sollevamenti della superficie terrestre si sviluppano nella direzione generale da oriente ad occidente: così l’Asia Centrale, le catene del Turchestan, le montagne che formano il lembo settentrionale dell’altipiano iranico, le Alpi ed i Pirenei. Secondo Dimeschqi, tre sono i grandi sistemi orografici; le masse montagnose della Cina meridionale e del Tibet, dalle quali si diramano pure i sollevamenti del Dekhan, dell’Iran settentrionale e meridionale; una catena settentrionale che si innalza agli estremi lembi della Cina e si perde verso il mare delle Tenebre (mar polare asiatico); in fine le montagne della Luna in Africa, dalle quali dipendono il Gebel Mokattam nell’Egitto inferiore, le montagne che segnano il lembo occidentale dell’altipiano arabico, il Libano, il sistema del Tauro e persino il Caucaso.

Erano ben note ai geografi arabi le variazioni cui va continuamente soggetta, per diverse cagioni, la distribuzione delle terre e delle acque. Osserva Biruni che molte delle isole coralline che compongono gli arcipelaghi delle Maledive e delle Laccadive si abbassano sotto il livello del mare, mentre altre si innalzano al disopra di questo livello, di maniera che gli abitanti di quelle isole sono costretti a cangiare sovente di dimora. Le variazioni nelle linee costiere sono attribuite da Massudi all’azione delle meteore liquide, le quali, insieme coi fiumi, obbligano il mare a ritirarsi continuamente. Così l’Eufrate e il Tigri tendono, colle materie solide che essi trasportano, a col-