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Parte II. 63

XXIII.

Invenzione della Sfera Artificiale.

Ma niuno ad Archimede contrasta l’onor della Sfera artificiale ingegnosamente da lui trovata a spiegare ed a rappresentare il movimento degli astri. Pare, ch’egli di questo suo ritrovato singolarmente si compiacesse, poichè fu esso l’unico tra’ suoi lavori, di cui egli ne lasciasse la descrizione nel suo libro intitolato Sphæropoeja. La quale invenzione di tanto pregio fu tra gli antichi, che per riguardo ad essa uomo di divino ingegno fu da Cicerone detto Archimede. Ne in sphæra quidem, dice egli parlando de’ movimenti celesti, eosdem motus Archimedes sine divino ingenio potuisset imitari1.

XXIV.

Machine da lui trovate per difendere Siracusa.

Gli ultimi giorni della vita di Archimede furono quelli, in cui tutte le profonde e sottili sue speculazioni traendo alla pratica, a vantaggio le volse della sua patria assediata allor da’ Romani. Io seguirò qui l’esempio del Montucla, nè tratterrommi a descrivere minutamente le macchine tutte da Archimede in tal occasione usate. Se noi crediamo a’ racconti degli antichi Scrittori, operò egli allora cose portentose al sommo e pressochè incredibili. Dardi e sassi e travi d’ogni maniera lanciati dalle mura contro le navi Romane, ed altre di queste colle macchine di Archimede oppresse e gittate a fondo, altre fermare con uncini, e tratte ad urtare e ad infrangersi fra gli scoglj, altre levate in alto, e aggirate intorno per aria, e rovesciate poscia nell’onde; tutti in somma gli sforzi degli assedianti delusi e ribattuti per modo, che Marcello disperò di potere mai prendere per forza l’assediata Città. Io penso certo, che il terrore, in cui alcune macchine di Archimede dovetter gittare i Romani, gli sgomentasse per modo, che anche assai più di ciò che era paresse lor di vedere; e ne venisser poi quindi quegli esagerati racconti, che leggonsi negli Storici. Ma egli è indubitabile, che ingegnose dovettero essere le macchine, con cui riuscì ad Archimede di frastornare e deludere per tanto tempo l’impeto e il furor de’ nemici. Polibio2, Livio3, e Plutarco4 son gli Scrittori, che più diffusamente ne han favellato. E tra questi Polibio scrittor prudente e cauto, e vissuto nello stesso secolo di Archimede, è certamente degno, che in ciò, che narra, gli si presti credenza.


  1. Tuscul. Quæst. lib. I.
  2. Excerpta lib. VIII.
  3. Dec. III lib. IV
  4. In Marcello.