Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/162

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Parte III. Libro II. 123

da’ Triumviri incarcerato per la continua maldicenza, e per l’ingiurie dette contro i principali della Città, secondo il costume de’ Poeti Greci; donde poi da’ Tribuni della Plebe fu tratto, avendo colle due mentovate Commedie ritrattate le ingiurie e i motteggi, con cui avea per l’addietro offesi molti. Quindi io non so, onde abbia tratto il Quadrio27, che Scipione singolarmente fosse oltraggiato da Nevio, e ch’egli perciò fosse ancora il principale autore della sua prigionia; e non so pure, per qual ragione egli chiami favolosi Poemi28 le due Commedie da Nevio composte nella sua carcere; poiché chiamandosi esse da Gellio colla voce latina Fabulæ, con cui poco innanzi avea nominate ancora le Commedie di Plauto, sembra evidente, che di Commedie appunto voglia egli favellare a questo luogo ancora. 1

VIII. A questo incarceramento di Nevio pare che volesse alludere Plauto, il quale allora fioriva, in quei due versi della Commedia intitolata : Miles gloriosus nei quali egli dice

Nam os columnatum Poetaeinesse audire barbaro,
qui bini custodes semper satishoris accubans

.Q.2 II pn(*)

  1. 6 Ho attribuita la prigionia di Nevio allo sdegno di Metello da lui provocato, e ho aggiunto ch'io non sapeva ove avesse trovato il Quadrio che Scipione singolarmente fosse da lui oltraggiato, e che questi perciò fosse il pricipale autore della disgrazia di questo poeta. Io ho poi trovato il fondamento dell'opinione del Quadrio, ch'è seguita ancora da altri. Gellio riferisce tre versi di Nevio (l. 6, c. 8), de' quali egli dice che fu quasi evidente ch'essi ferivano Scipion l'Africano il maggiore: propemodum constitusse hosce versus a Cn. Nævio poeta in eum scriptos esse. Ecco gli accennati versi: Etiam qui res magnas manu sæpe gessit gloriose, Cuius facta viva nunc vigent, qui apud gentes solus Præstat, eum suus pater cum pallio uno ab amica abduxit. Quindi può essere veramente che Scipione da Nevio offeso con questi versi ne punisce l'ardire col farlo chiudere in prigione. Ma come Gellio dice solo che fu quasi certo che il poeta volesse punger con questi Scipione, e dall'altra abbiamo i versi in cui lo stesso Nevio morde nominatamente Metello, non parmi che l'opinione del Quadrio sia ancora abbastanza provata. Qui pure doveansi accennare i versi pieni, come dice Gellio (l. 1, c. 24), di campana arroganza, che Nevio avea composti, perchè fossero incisi sul suo sepolcro; il qual autore ancor riferisce que' che da Plauto e da Pacuvio erano stati composti al fine medesimo, dal primo con non minore