Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/392

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per coprire l’ignoranza lor propria, con mille divisioni e distinzioni affettate altro non facevano, che confonder le leggi, e tutta sconvolgere la Giurisprudenza: Sed Jureconsulti sive erroris objiciendi caussa, quo plura & difficiliora scire videantur, sive, quod similius veri est, ignoratione docendi (nam non solum scire aliquid artis est, sed quædam ars etiam docendi) sæpe, quod positum est in una cognitione, id in infinita dispertiuntur25. Livio ancora rammenta la soverchia moltitudin di leggi, da cui la Giurisprudenza era in certa maniera sopraffatta ed oppressa: Decem Tabularum leges perlatæ sunt, quæ nunc quoque in hoc immenso aliarum super alias acervatarum legum cumulo fons omnis publici privatique est juris26. A questo disordine, come altrove abbiam detto, aveva in animo di rimediar Giulio Cesare col ridurre a certi capi determinati tutto il Civile diritto, e ristringere quella infinita e disordinata moltitudin di leggi27; ma questo ancora insieme cogli altri vasti disegni, che a vantaggio di Roma andava egli volgendo in pensiero, fu dall’immatura morte sua troncato. Augusto riformò varie leggi, molte ne annullò, ne pubblicò molte; ma a formare un corpo di leggi unito, chiaro, e preciso, né egli né alcun de’ suoi successori pensarono per lungo tempo.

4

Bibl. lat. t. II p. 532 ec.

5

De Cl. Orat. n. 89.

6

De Orat. l. I n. 39.

7

L X c. III.

8

De Offic. l. III n. 15.

9

Cic. pro Plancio n. 13.

10 Id. pro Roscio Amer. n. 12. 11 Hist. de la Jurisprud. Rom. p. 229. 12 L. X c. I, l. XII c. III. 13 L. II c. X. 14 N. 40 ec. 15 N. 5. 16 De Origine Juris. 17 L. IV ad Fam. ep. V. 18 V. Ottonis Vit. Sulp. p. 91. 19 L. I Sat. III v. 130. 20 An. 1711 p. 21. 21 V. Ottonis Dissert. de Alfeno Varo; Terrasson hist de la jurispr. Rom. p. 233. 22 L. VI c. V. 23 Vet. Scholiast. ad Horat. l. c. 24 Tab. VI Fig. I. 25 De leg. l. II n. 19. 26 L. III c. XXXIV. 27 Svet. in Jul. c. XLIV.


Girolamo Tiraboschi, Storia della Letteratura Italiana Tomo I, Modena 1787 Capo VII – Gramatici, e Retori

I. Dopo avere esaminati i progressi, che in ciascheduna scienza fecero i Romani, rimane ora

a dir qualche cosa de’ mezzi, ch’essi ebbero ad istruirsi, e che concorsero ad accendere sempre maggiormente in essi l’amore alle lettere, e ad agevolarne gli studj. E prima delle pubbliche scuole. Io non favello qui de’ Filosofi; che a parlar con rigore, non tenevano essi scuola, in cui potesse ognuno, pagando al Precettore la dovuta mercede, istruirsi nella Filosofia. Erano anzi amichevoli conferenze e dispute erudite, in cui radunandosi insieme quelli, che di cotali studj si dilettavano, si trattenevano dissertando or su una or su