Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/60

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Parte I. 21

torno all’essere ed agli attributi di Dio sostenevano i filosofi Etruschi, avea asserito1, che l’opinion degli Etruschi intorno a Dio era a quella degli Stoici somigliante. Aveane recato in pruova primieramente il detto di Seneca, che di ciò favellando2 avea detto darsi dagli Etruschi a Dio il nome di Fato, di Provvidenza, di Natura, di Mondo. Avea inoltre addotto un passo di Suida, il quale un frammento di Anonimo Etrusco intorno alla creazione del Mondo ci ha conservato, cui piacemi di qui arrecare: Opificem rerum omnium Deum3 duodecim annorum millia universi hujus creationi impendisse, resque omnes in duodecim domos ita dictas distribuisse; ac primo millenario fecisse coelum & terram; altero fecisse firmamentum illud, quod appareat, idque coelum vocasse; tertio mare & aquas omnes, quæ sunt in terra; quarto luminaria magna Solem & Lunam, itemque stellas; quinto omnem animam volucrum & reptilium & quadrupedum in aere, terra, & aqua degentium. Videri itaque primos sex millenarios ante formationem hominis præteriisse, & reliquos sex millenarios duraturum esse genus hominum, ut sit universum consummationis tempus duodecim millium annorum. La qual opinione pure mostrò il Bruckero con quella degli Stoici convenire, i quali in diversi successivi tempi affermavano creato il Mondo. Ma questo sentimento del Bruckero non piacque all’erudito Signor Giammaria Lampredi, il quale nel suo Saggio sopra la filosofia degli antichi Etruschi stampato in Firenze l’anno 1756 prese a combatterlo, riflettendo, che potevasi bensì l’opinion degli Etruschi con quella degli Stoici accordare in ciò, che spetta all’Esser Divino, ma per niun modo in ciò, che alla Cosmogonia, ossia alla generazione del Mondo si appartiene; e a provarlo recò l’autorità di Laerzio, presso il quale Zenone capo e fondator degli Stoici così ragiona, secondo la traduzione dello stesso Lampredi: Iddio adunque essendo nel principio appresso di se medesimo converse tutta la sostanza (preesistente), che era per aria (cioè nel voto), la converse, dico, in acqua; e siccome nel feto si contiene il seme, così egli essendo la ragion seminale del mondo lasciò tal seme nell’umido, il qual somministrasse la materia alla futura generazione delle cose. Di poi generò

  1. Tom. I pag. 344.
  2. Nat. Quæst. lib. II cap. XLI.
  3. Suid. in voc. Thyrreni.