Pagina:Storia della letteratura italiana I.djvu/168

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gli è stata data la ragione come consigliera: indi nasce il suo libero arbitrio e la moralità delle sue azioni.1

La ragione per mezzo della filosofia ci dà la conoscenza del bene e del male. Lo studio della filosofia è perciò un dovere, è via al bene, alla moralità. La moralità è la bellezza della filosofia (Convito): è l’Etica, Regina delle Scienze, il primo cielo cristallino.

A filosofare è necessario amore. L’amore (appetito) può esser sementa di bene e di male secondo l’oggetto a cui si volge. Il falso amore è appetito non cavalcato dalla ragione. Il vero amore è studio della filosofia, unimento spirituale dell’anima con la cosa amata.

Filosofia è amistanza e sapienza, amicizia dell’anima con la sapienza. Nelle nature inferiori l’amore è sensibile dilettazione. Solo l’uomo, come natura razionale, ha amore alla verità e alla virtù (alla filosofia) (Convito).

Ciò è vera felicità, che per contemplazione della verità si acquista (Convito).

In questi concetti si trova il succo della morale antica. Già i filosofi pagani aveano mostrato la filosofia come unico porto fra le tempeste della vita; esser filosofo significava e significa anche oggi resistere alle passioni ed a’ piaceri, vincer sè stesso, serbar l’eguaglianza dell’anima nelle umane vicissitudini.

Ma ecco ora sopraggiungere il cristianesimo.

L’umanità per il peccato d’origine cadde in servitù dei sensi (del male o del peccato), e la ragione e l’amore non furono più sufficienti a salvarla. La ragione andava a tentoni, e menava all’errore: i filosofi andavan e non sapevan dove, l’amore rimaso senza ret-

  1. Questo è il principio, là onde si piglia
    Cagion di meritare in voi ...
    Color che ragionando andaro al fondo,
    S’accorser d’esta innata libertade,
    Però moralità lasciaro al mondo. (Purg XVIII).