Pagina:Storia della letteratura italiana I.djvu/209

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un’onda assidua di pensieri e di sentimenti; la disperazione è l’annullamento della vita morale, la stagnazione del pensiero e del sentimento, la morte, il nulla, il caos, le tenebre dello spirito, un sublime negativo. Come il sublime delle tenebre è nella luce che muore, il sublime della disperazione è nella morte della speranza:

Nulla speranza gli conforta mai
Non che di posa, ma di minor pena.

L’espressione estetica della disperazione è la bestemmia, violenta reazione dell’anima, innanzi a cui tutto muore, e che nel suo annichilamento involge l’universo.

Bestemmiavano Iddio e i lor parenti,
L’umana specie e il luogo e il tempo e il seme
Di lor semenza e di lor nascimenti.

La passione trasforma la faccia dell’uomo abitualmente tranquilla, il peccato gli siede sulla fronte e fiammeggia negli occhi; momento fuggevole che Dante coglie e rende eterno ne’ suoi gruppi. Gli avari stanno col pugno chiuso, gl’irosi si lacerano le membra: violenza di moti appassionati, niente che sia basso o vile; puoi abborrirli, non puoi disprezzarli.

Immaginate una piramide. Nella larghissima base vedete la natura infernale. Più su è il demonio, figura bestiale in faccia umana, bestia talora in tutto, mai in tutto uomo. Alzate ancora l’occhio e vedete gruppi nella violenza della passione. È la stessa idea che si sviluppa e si spiritualizza, insino a che da questo triplice fondo si eleva sulla cima la statua, l’individuo libero, l’idea nella sua individuale realtà, e più che l’idea, sè stesso nella sua libertà. È di mezzo a quella folla confusa, a quei gruppi che escono i grandi uomini dell’inferno o piuttosto della terra; è da questa triplice base dell’eternità