Pagina:Storia della letteratura italiana I.djvu/222

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Tale è Malebolge: miniera inesausta di caratteri comici, concezione delle più originali, dove il comico è posto ed è sciolto. Poco felice nel maneggio delle forme comiche, il poeta è insuperabile, quando se ne sviluppa, mutato il riso in collera, come nella sua invettiva, nella pena di Bertram dal Bormio, nella rappresentazione di Vanni Fucci. Rimane un fondo comico che aspetta ancora il suo artista. Pure in quella materia appena formata vive immortale il suo nero cherubino.

Nel pozzo de’ traditori la vita scende di un grado più giù: l’uomo bestia diviene l’uomo ghiaccio, l’essere petrificato, il fossile. In questo regresso dell’inferno, in questo cammino a ritroso dell’umanità siamo giunti a quei formidabili inizii del genere umano, regno della materia stupida, vuota di spirito, il puro terrestre, rappresentato ne’ giganti, figli della terra, nella loro lotta contro Giove, natura celeste e spirituale, inferiore di forza fisica, ma armato del fulmine:

Cui Giove
Minaccia ancor dal cielo quando tuona

Con questo mito concorda la storia biblica degli angeli ribelli. Qui all’ingresso trovi i giganti; alla fine Lucifero: mitologia e bibbia si mescolano, espressioni della stessa idea. La lotta è finita; i giganti sono incatenati; Lucifero è immenso e stupido carname, il gradino infimo nella scala de’ demoni. Il gigantesco è la poesia della materia; ma qui, vuoto e inerte, è prosa. Tra’ giganti e Lucifero stanno i dannati fitti nel ghiaccio. Le acque putride di Malebolge, ventate dalle enormi ali di Lucifero, si agghiacciano, s’indurano, diventano mare di vetro, di dentro a cui traspariscono come festuche i traditori contro i congiunti nella Caina, contro la patria nell’Antenora, contro gli amici nella Tolomea, e contro i benefattori nella Giudecca. La pena è una, ma graduata secondo