Pagina:Storia della letteratura italiana I.djvu/238

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canora de’ sentimenti. Qui mancò la vena e la forza al gran poeta, e si rimise a Davide di quello ch’era suo compito. Più che visioni e simboli e dipinti, la vita del purgatorio era questa effusione lirica di dolore, di speranza, di amore, di quell’incendio interiore che rende le anime affettuose, concordi in uno stesso spirito di carità. Ha saputo così ben dipingerle queste anime ardenti, che s’incontrano, si baciano e vanno innanzi, tirate su verso il cielo!

Lì veggio d’ogni parte farsi presta
Ciascun’ombra, e baciarsi una con una,
Senza restar, contente a breve festa.
Così per entro loro schiera bruna
S’ammusa l’una con l’altra formica,
Forse a spiar lor via e lor fortuna.

E che poteva e sapeva con pari felicità esprimere i loro sentimenti, non solo il vago e l’indeterminato, ma anche il proprio e il successivo, ed essere il Davide del suo purgatorio, lo mostra il suo paternostro, rimaso canto solitario.

Le fuggitive apparizioni degli angeli sono quasi immagine anticipata del paradiso nel luogo della speranza. In essi non è alcuna subbiettività: sono forme eteree vestite di luce, fluttuanti come le mistiche visioni dell’estasi, e nondimeno ciascuna con propria apparenza e attitudine.

Tal che parea beato per iscritto.»
Verdi come fogliette pur mo’ nate
Erano in veste, che da verdi penne
Percosse traean dietro e ventilate.»
Ben discernea in lor la testa bionda,
Ma nelle facce l’occhio si smarria,
Come virtù che a troppo si confonda.»
A noi venìa la creatura bella
Bianco vestita, e nella faccia quale
Par tremolando mattutina stella.»