Pagina:Storia della letteratura italiana I.djvu/269

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

― 259 ―

Ivi è la luce intellettuale, che fa visibile

Lo creatore a quella creatura
Che solo in lui vedere ha la sua pace.

La luce ha figura circolare, come il giallo di una rosa, le cui bianche foglie si distendono per l’infinito spazio e sono gli scanni de’ Beati. San Bernardo spiega e descrive il maraviglioso giardino. Il punto che più splende è là dove sono gli occhi da Dio diletti e venerati, dove è la Vergine e gli angioli. Quel punto è la pacifica orifiamma del paradiso, la bandiera della pace. Il giardino, la rosa, l’orifiamma sono immagini graziose, ma inadeguate. Queste metafore non valgono la stupenda terzina, dove san Bernardo è rappresentato in forma umana e intelligibile:

Diffuso era per gli occhi e per le gene
Di benigna letizia, in atto pio,
Quale a tenero padre si conviene.

Il paradiso, appunto perchè paradiso, non puoi determinarlo troppo e descriverlo, senza impiccolirlo. La sua forma adeguata è il sentimento, l’eterno tripudio: ciò che è ben colto in quella plenitudine volante di angeli, che diffondono un po’ di vita tra quella calma. Il vero significato lirico del paradiso è nell’Inno di Dante a Beatrice e nell’Inno di san Bernardo alla Vergine, ne’ quali è il paradiso guardato dalla terra con sentimenti e impressioni di uomo. I beati stessi diventano interessanti, quando tra quella luce vedi spuntare visi a carità suavi e atti ornati di tutte onestadi, o quando chiudon le mani implorando la Vergine.

Anche Dio ha voluto descrivere Dante, e vede in lui l’universo, e poi la Trinità, e poi l’Incarnazione, congiunzione dell’umano e del divino, in cui si acqueta desiderio, il desiro e il velle,

Siccome ruota ch’egualmente è mossa.