Pagina:Storia della letteratura italiana I.djvu/92

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

― 82 ―

brevemente. Prende capo dalla filosofia siccome radice di cui crescono tutte le scienze, ed è descrizione di Dio, dell’uomo, della natura. Segue l’etica, o filosofia pratica, e poi la rettorica, che ha come appendice la politica, o l’arte di ben governare gli stati. È il disegno di una prima Facoltà universitaria, che prepara con questi studi i giovani alle scienze speciali. Questa vasta compilazione, di cui non era esempio, parve una maraviglia. Ma più importanti erano i Trattati speciali, dove gli scrittori mostravano qualche originalità, come furono i tre Trattati di Albertano, e il famoso trattato De regimine Principum di Egidio Colonna, dottissimo patrizio napolitano, volgarizzato da un toscano.

Il luogo che teneva la Fede, venne occupato dalla Filosofia. Non che la filosofia negasse la fede, anzi era proprio di quel tempo aver fede in tutto quello che era scritto; ma sotto quella forma s’affermava la società colta, e si distingueva da’ semplici e dagl’ignoranti. Il luogo comune di tutte le invenzioni era l’eterno Giobbe, l’uomo colpito dall’avversità, che maledice prima alla vita, e trova poi rimedio e consolazione nella filosofia, ovvero nello studio della scienza, nella visione delle opere divine e umane. Questo spiega la grande popolarità del libro di Boezio, della Consolazione, fondato appunto su questa base, dove la filosofia è rappresentata in sembianza di donna, in tale abito e in sì maravigliosa potenzia, che cresceva quando le piaceva, tanto che il suo capo aggiungeva di sopra alle stelle e sopra al cielo, e poggiava a monte e a valle. Tale è pure la visione di Ser Brunetto Latini nel Tesoretto, ch’è visione delle cose umane secondo il corso stabilito a ciascheduna:

Io le vidi ubbidire,
Finire e incominciare,
Morire e ingenerare.