Pagina:Storia della letteratura italiana I.djvu/93

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La stessa base ha il libro, Introduzione alle virtù, di Bono Giamboni. E un giovine, caduto di buono luogo in malvagio stato, che narra di sè in questo modo: «Seguitando il lamento che fece Giobbe, cominciai a maledire l’ora e il die che io nacqui e venn’in questa misera vita, e il cibo che in questo mondo m’avea nutricato e governato. E pienamente luttando con guai e gran sospiri, i quali venieno della profondità del mio petto, fra me medesimo dissi: Dio onnipotente, perchè mi facesti tu vivere in questo misero mondo, acciocch’io patissi cotanti dolori e portassi cotante fatiche e sostenessi cotante pene? Perchè non mi uccidesti nel ventre della madre mia, o incontanente che nacqui non mi desti tu la morte? Facestilo tu per dare di me esempio alle genti, che neuna miseria d’uomo potesse nel mondo più montare? Lamentandomi duramente nella profondità di una oscura notte nel modo che avete udito di sopra, e dirottamente piangendo, m’apparve di sopra al capo una figura, che disse: Figliuolo mio, forte mi maraviglio, che essendo tu uomo, fai reggimenti bestiali, perciocchè stai sempre col capo chinato, e guardi le oscure cose della terra, laonde sei infermato e caduto in pericolosa malattia. Ma se tu dirizzassi il capo e guardassi il cielo e le dilettevoli cose del cielo considerassi, come dee fare uomo naturalmente, e di ogni tua malattia saresti purgato, e vedresti la malizia de’ tuoi reggimenti, e sarestine dolente. Or non ti ricorda di quello che disse Boezio: che, conciossiacosachè tutti gli altri animali guardino la terra, e seguitino le cose terrene per natura, solo all’uomo è dato a guardare il cielo, e le celestiali cose contemplare e vedere? Quando la boce ebbe parlato, si riposò una pezza, aspettando se alcuna cosa rispondessi o dicessi; e vedendo che stava mutolo, e di favellare nessuno sembiante facea, si rappressò verso me, e prese i ghironi del suo vestimento, e forbimmi gli occhi i quali