Pagina:Storia della letteratura italiana II.djvu/143

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pee, capitoli, commedie, e anche una tragedia, l’Orazia. Immagina quali eroi possono essere gli Orazii, quale eroina l’Orazia, e che specie di popolo romano può uscire dall’immaginazione di Pietro. Pure è il solo lavoro che abbia intenzioni artistiche, fatto ch’era già vecchio e sazio e cupido più di gloria che di danari. Gli riuscì una freddura, un mondo astratto e pedestre di cui non comprese la semplicità e la grandezza. Negli altri suoi lavori senti lui nella verità della sua natura, dedito a piacere al suo pubblico, a interessarlo, a guadagnarselo, a fare effetto. Ci è innanzi a lui una specie di mercato morale; conosce qual è la merce più richiesta, più facile a spacciare e a più caro prezzo. Si fa una coscienza e un’arte posticcia, variabile secondo i gusti del suo padrone, il pubblico. Perciò fu lo scrittore più alla moda, più popolare e meglio ricompensato. I suoi libri osceni sono il modello di un genere di letteratura che sotto nome di racconti galanti invase l’Europa. L’oscenità era una salsa molto ricercata in Italia dal Boccaccio in poi; qui è essa l’intingolo. Le vite di Santi sono romanzi, dove ne sballa di ogni sorta solleticando la natura fantastica e sentimentale delle pinzochere. Fabbro di versi assai grossolano, senti ne’ suoi sonetti e capitoli la bile e la malignità congiunta con la servilità. Così, alludendo alla munificenza di Francesco I, dice a Pier Luigi Farnese:

Impara tu, Pier Luigi ammorbato,
     Impara, ducarel da tre quattrini,
     Il costume da un Re tanto onorato.
Ogni signor di trenta contadini
     E di una bicoccazza usurpar vuole
     Le cerimonie de’ culti divini.

Pietro non è un malvagio per natura. È malvagio per calcolo e per bisogno. Educato fra tristi esempi, senza