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cento scudi; ma la spesa montò a millecinquecento; cosicchè il principe Torlonia ch’era stato eletto da Sua Santità per presiedere al buon ordine della serata, e che ne diresse magnificamente le decorazioni, rifuse del proprio i mille scudi mancanti.

Nell’interno della sala eranvi iscrizioni composte da Francesco Spada mio fratello.

All’esterno sopra la porta d’ingresso ve n’era una grande che diceva:


A PIO IX


ottimo pontefice massimo

cantico di riconoscenza e di laudi

giuliva roma consacra

nell' immortale e venerato suo nome

solennemente inaugurando sul campidoglio

l'inizio del nuovo anno.


La piazza, le cordonate, il foro romano illuminati di fiaccole. E veramente potè dirsi ch’essendo serata data dal popolo romano, riuscì degna e del sommo cui veniva consacrata, e del popolo magnanimo che l’offeriva.

L’amnistiato Matthey ne dettò una descrizione, e il Contemporaneo nel suo primo numero ne parlò. Entrambi però esaltaron di più la dimostrazione della mattina, anzichè la festa della sera, nè poteva essere altrimenti. La festa della mattina era l’opera del partito cui appartenevano, quella della sera era figlia della verità, e dei sentimenti di rispetto e di sudditanza del vero popolo di Roma

Erasmo Fabbri Scarpellini, scrisse la storia della cantata.1


  1. Vedila nel vol. XX delle Miscellanee, num. 4. — Vedi il Roman Advertiser del 9, ove trovasi la corrispondenza fra Rossini e Spada per quest’oggetto. — Vedi l’Album del 23 gennaio, — Vedi la Rivista di Tosi n. 7, anno 1847. — Vedi la Pallade di Gerardi, num. 41. — Vedi la Storia del Grandoni, pag. 218. — Vedi Ranalli, vol. I, pag. 87. — Vedi il Farini, vol. I, pag. 176; vi si parla della festa della mattina, non di qudh della sera. — Vedi Documenti, vol. II, dal n. 4 al n. 11, ove trovasi il libretto della cantata, scritto dal conte Marchetti.