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| della rivoluzione di roma | 223 |
Il 22 maggio amministrò il battesimo a quattro neofiti all’arcibasilica lateranense.[1]
Il 26 recossi Sua Santità in nobile treno alla chiesa di santa Maria in Vallicella, detta la chiesa nuova, ove tenne la consueta cappella papale,[2] e quindi ricevette la visita del principe Massimiliano ereditario di Baviera.[3]
Il 2 giugno accolse la regina madre Maria Cristina di Spagna, ed il duca di Rianzarès suo, sposo, nel suo palazzo Quirinale. Erano essi giunti in Roma il giorno antecedente.[4]
Ell’era al certo cosa soddisfacente e di buonaugurio il vedere da quando a quando personaggi ragguardevoli recarsi in Roma da lontani paesi per ossequiare quel pontefìce che faceva parlar tanto di sè, e ch’era salito in sì gran fama ed ammirazione, che ognuno desiderava di conoscerne le gesta, o di tributargli personalmente atti di ossequio.
Il celebre O’Connell fu uno di quelli, che preso da sensi di ammirazione e di desiderio di ossequiare un tanto pontefice, recavasi in Roma espressamente per porre ai suoi piedi quei sentimenti che come cattolico lo animavano; quando una malattia fatale sopravvenutagli in Genova lo privò di vita il giorno 15 maggio. Verso il finire del mese la triste notizia era pubblica in Roma, e nel Contemporaneo si riportarono molte particolarità sulla sua malattia. Si pensò subito a rendergli i funebri onori di cui parleremo in fine del presente capitolo.[5]
Dicemmo in proposito del ritorno del Santo Padre da Sobiaco il 31 di maggio di un ricorso contro il governatore di Roma e direttore di polizia monsignor Grassellini, in favore del marchese Luigi Dragonetti.