Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. II).djvu/319

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della rivoluzione di roma 313

Dichiaravasi con esso che i volontari romani faeevan parte dell’esercito piemontese. L’ordine del giorno appoggiavasi sopra una comunicazione del Farini che ne aveva dato l’annunzio al Durando, ed il Farini chiudeva il suo dispaccio colle parole seguenti, relative alla causa italiana: «Questa santa causa riceverà sempre dalla Santità Sua una efficace protezione

Stupiranno forse alcuni per il linguaggio del Farini. D’altra parte volendo pur ragionare su questo argomento, diremo òhe mentre approvammo, come approvaron molti, che il sommo pontefice non dichiarasse la guerra, ciò nè potendo nè dovendo fare per l’indole del suo governo che lo costringe a stare in pace con tutti, non affermammo già che fosse contrario alla nazionalità italiana, e lo dimostrammo colla lettera all’imperatore d’Austria del giorno 3 da noi riportata: la quale si converrà che senza essere una dichiarazione di guerra, era pel concetto- suo e pel suo scopo, tendente ad ottener colla parola quello che non si poteva ottenere dagli altri che coi cannoni. E di fatti, mentre il papa respingeva le insinuazioni di ricorrere alla violenza ed allo spargimento del sangue, non respìngeva quelle di volersi interporre coll’imperatore o colla confederazione germanica per l’oggetto di rivendicare o procurare alla Italia la sua nazionale indipendenza.

Secondo poi lo storico Farini lo stesso cardinale Antonelli in data del 12 maggio gli avrebbe diretto una lettera a quest’oggetto contenente le seguenti espressioni:1

«Il Santo Padre nella sua allocuzione non si è menomamente manifestato contrario alla nazionalità italiana, ed ha solo detto che a lui come principe di pace e padre comune dei fedeli rifuggiva l’animo dal prender parte alla guerra, ma che non vedeva in che modo avrebbe potuto trattenere l’ardore de’ suoi sudditi. Mostrava poi la soddisfazione che avrebbe provato l’animo

  1. Vedi Farini vol. II, pag. 118.