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Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. II).djvu/323

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tutt’al più un cinquanta o sessanta individui seguivanlo, e qualcuno di essi da quando a quando gridava: «viva Gioberti. Il suo amico Giuseppe Massari era sempre in sua compagnia.

Accostumati i Romani a veder continuamente percorrere la loro città da celebri personaggi senza fasto e senza ostentazione, risero per questa farsa che qualificarono degna soltanto di un cerretano.

Giunto all’albergo, disse parole di ringraziamento.[1] Nel giorno seguente poi venne ricevuto in udienza dal Santo Padre.[2] Lo stesso giorno altre azioni di grazie porse ai Romani, alternate da lodi al pontefice. Fu stampato subito un foglietto colla intestazione: «Alcune parole dette al popolo romano dal celebre V. Gioberti nella sera del 25 maggio.» Eccone una parte:

«Se qualcuno, non parlo di voi Romani; se qualcuno degl’Italiani ha dubitato di lui (Pio IX), egli è fortissimamente ingannato. Guai a me se avessi dato orecchio al dubbio che tentava di mettersi nell’animo mio; imperocchè ora avrei a pentirmene gravemente. Io ho ammirato Pio IX principe, ma più l’ho venerato pontefice. Ammiriamo i fatti del principe, veneriamo gli arcani del pontefice, senza investigarli. Pio IX ha dato principio alla indipendenza italiana, ed egli la matterà a fine.» (Qui taluno riprese: la finirà?) — «La finirà, la finirà senza dubbio. Io non vedo principe in Italia che possa paragonarsi al divino Pio IX.

»Oh possa io dunque raccogliere tanto di voce che mi basti a gridar: viva il grande Pio IX; oh viva, viva il rigeneratore di questa Italia.»[3]

Non eran già partigiani del Gioberti tutti i liberali in Roma, perchè ve ne avea di molti che ad esso non si accostarono; eran però nella parte più colta della popola-

  1. Vedi il vol. V. Documenti, n. 157.
  2. Vedi la Gazzetta di Roma, pag. 378.
  3. Vedi il vol. V, Documenti, n, 157.