Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. II).djvu/327

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della dignità umana è una parola del Pontefice; e questa parola era destinato a pronunciarla Pio IX. Quale e quanta mansuetudine, che spirito di carità diffusiva ed universale siano nella lettera di Sua Santità, è cosa più facile di sentire che di significare. È quella stessa soavità evangelica, che fece pianger di tenerezza nel leggere l’editto dell’amnistia, non quale un sovrano avrebbe data, ma quale il padre dei credenti poteva concedere ad uomini. Se la nazione italiana dee ringraziare il sommo Pontefice del nuovo aiuto che colla sua veneranda voce le presta, ogni buono Alemanno altresì dee recarsi ad onore e dovere di obbedire a cotal voce, perchè è la voce della coscienza a della religione, la voce di un padre che condanna per sempre la dominazione fondata sul ferro, e promette la benedizione del Signore alle genti che si ridurranno ad abitare entro ai loro naturali confini

Questo articolo, di cui si omette l’ultima parte, ed il ringraziamento del ministero, di cui facemmo poco sopra menzione, parlano abbastanza. La lettera sussisteva, se ne permise la stampa e la diffusione, il popolo se ne allietò, il ministero ne porse azioni di grazie, il giornale officiale ne parlò con elogi segnalatissimi; ma però non ce ne dette il testo, che siam costretti di ricercare nei fogli volanti o nei giornali della rivoluzione. A noi non riesce di rinvenirne il motivo, e ci limitiamo a designare il fatto lasciando ad altri la soluzione del problema. Passiamo ad altro.

Egli è tempo ormai di dare un qualche cenno sulle fazioni militari in Lombardia ove accanita ferveva la guerra, e ciò facciamo stante l’influenza che le notizie del campo esercitavano sullo spirito pubblico di Roma per l’interesse diretto che vi avevano i parenti e gli amici dei ’ combattenti.

I fautori della guerra in Roma eran tuttavia trepidanti e sfiduciati per cagione degli effetti immancabili dell’allocuzione pontificia. Pur non ostante le notizie che rice-