Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/178

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
174 storia

mantenere quel primato universale d’Italia, che già per oltre venti secoli o colle armi, o colle conquiste, o coll’arbitrato supremo della parola, sovranamente esercitato, le apparteneva,degradarsi dovesse da padrona a divenire serva, da dominatrice ad essere dominata? 1

E che Firenze, la quale fu ad un tempo la Sparta e l’Atene d’Italia, rinunziasse a quei posto illustre che le appartiene fra le più belle e le più cospicue città della penisola italiana? È egli possibile che poste in oblivione le glorie di Palazzo vecchio e di santa Croce, le ricchezze inapprezzabili di palazzo Pitti e del suo museo, le storie c le grandezze di tanti secoli, i suoi uomini grandi, il patrocinio per le arti, il lustro e lo splendore della famiglia de’ Medici, veder si potesse assimilata e governata come Casale, Novara, Vigevano e Vercelli, la storia delle quali non ha tanti gloriosi fatti da registrare? Potrebbe Firenze dimenticare che all’ombra sua fiorirono i geni onorevoli di un Dante, di un Petrarca, di un Macchiavelli, di un Galileo, di un Leonardo da Vinci, di un Guicciardini, di un Amerigo Vespucci, di un Leon Battista Alberti, di un Michelangelo Buonarroti, ed altrettali nomi da costituire essi soli una gloria non peritura?

Che se a questo si aggiunga che anche tre papi famosi ci venner da Firenze e furono Leone X il quale diede niente meno che il nome al suo secolo, Clemente VII e Urbano VIII, acquisteranno, non ne dubitiamo, maggior peso le nostre parole. — Se si riflette poi, ch’ebbevi Pisa la quale ora fa parte della Toscana, ma che città anti-

    vedi Feller, Dictionnaire historique, articolo Victor-Amedée II, — Vedi l’Enciclopedia italiana, articolo Piemonte pag. 374. — Vedi detta, articolo Sardegna, pag. 1177. — Vedi Schoell, Histoire abrégée des traités de paix, Bruxelles 1837, vol. I, pag. 238. — Vedi Gallenga, Storia del Piemonte. Torino 1856, vol. II, pag. 241. — Vedi Balbo, Sommario della storia d’Italia, ec. Firenze, 1856, pag. 363.

  1. Quando l’autore scriveva queste parole non era ancora venuto in voga il progetto o motto d’ordine Roma capitale d’Italia, e non prevedevasi la convenzione in seguito della quale Torino perdette la qualifica di capitale.